COMMENTO SETTIMANALE
 
  14/05/2012: L'SX5E chiude laterale e vigila su Atene e Madrid
Diverse Borse degli Stati europei alle prese con la crisi del debito hanno continuato a perdere terreno ampliando così facendo le perdite da inizio 2012. L’indice DJ Eurostoxx50 ha invece chiuso gli scambi in prossimità della parità (+0,28%) a quota 2.254,54 punti. Gli investitori e gli operatori di mercato si sono misurati con il “caos” politico scoppiato in Grecia post-elezioni e il settore bancario spagnolo sempre più in crisi. Il ritorno alla presidenza francese di un socialista ma soprattutto i timori per i nuovi equilibri che potrebbero crearsi in Europa dopo le elezioni in Francia e in Grecia hanno spaventato i mercati. Si teme una revisione delle politiche di austerità, considerate a dir poco cruciali per risolvere la crisi del debito sovrano. Gli operatori di mercato seguono con attenzione lo stallo politico dopo le elezioni in Grecia, dove i leader non sono riusciti a formare un nuovo governo capace di rispettare gli impegni con i creditori internazionali, e cioè tagli alla spesa peri al 5,5% del Pil per il 2013 e il 2014. Un'impresa titanica in un paese che ha visto calare in quattro anni del 14% il suo prodotto interno lordo. Samaras, il leader di Nea Dimokratia al quale il presidente greco Papoulias ha affidato l’incarico di formare un governo di coalizione, ha rinunciato al mandato dopo un pomeriggio di consultazioni in cui si è visto dire “NO” da Sinistra Democratica, possibile partner di una maggioranza insieme ai socialisti del Pasok. Samaras aveva tre giorni a sua disposizione, sono bastate poche ore per prendere atto dell’impossibilità di formare un governo di unità nazionale ricercando alleati in un Parlamento dove gli altri partiti eletti sono tutti (chi radicalmente, chi in modo più morbido) contrari al “memorandum” d’intesa siglato con la troika. Falliti anche il successivo tentativo di formare un governo di coalizione sia da parte del leader della Sinistra Radicale, Tsipras, che del leader del Pasok, Venizelos. Se Atene non riesce a mettere assieme un esecutivo entro nove giorni dalle elezioni, tenutesi lo scorso 6 maggio, il Presidente della Repubblica sarà costretto a indire nuove elezioni nell’arco di un mese. Tuttavia, un’altra elezione senza una maggioranza sarebbe disastrosa e sconvolgerebbe l’intera Eurozona. Gli elettori greci hanno punito proprio i partiti che hanno sostenuto il piano di tagli e riforme imposte dalla troika. La destra di Nea Dimokratia di Samaras ha ottenuto il 18,8% dei consensi (il 33,5% nelle precedenti elezioni). Ancor peggio ha fatto il Pasok di Venizelos, che ha ottenuto il 13,18% (il 43% nel 2009) e si è visto scavalcato al secondo posto dalla Sinistra Radicale che ha conquistato il 16,7%. Ma la crisi ha aperto la strada anche all’entrata in Parlamento di una forza neonazista grazie al 7% dei consensi (nel 2009 era allo 0,3%). Secondo gli operatori ciò rende più difficile l’attuazione delle riforme necessarie al Paese, aumentando il rischio di uscita dall’euro entro i prossimi 18 mesi, un evento stimato da Citigroup in una percentuale compresa fra il 50% e il 75%. Nel frattempo il fondo EFSF ha sborsato gran parte della tranche del prestito accodato alla Grecia: sono arrivati 4,2 Bln €, mentre il restante 1,0 Bln € sarà versato entro giugno, in funzione delle necessità della Grecia. Secondo il WSJ diversi governi europei, di fronte al caos politico scoppiato ad Atene e alla proposta di rinegoziare i termini del salvataggio da parte di alcuni partiti, avrebbero sollevato dubbi sull’opportunità di sborsare la tranche. E la decisione europea, di versare la somma necessaria a far fronte agli impegni finanziari di Atene imminenti (3,3 Bln € di bond da rifinanziare il 18 maggio) ma non le spese correnti del mese prossimo (a rischio gli stipendi pubblici di giugno), sembra riflettere i timori dell’Europa che l’accordo raggiunto con la Grecia sia a rischio. Il mercato attende la definizione del nuovo asset franco-tedesco dopo la vittoria in Francia di Francois Hollande che ha più volte sottolineato l’intenzione di voler rinegoziare il trattato europeo di bilancio (fiscal compact), approvato a Bruxelles, con l’obiettivo di inserirvi la dimensione della crescita, di chiedere anche un ruolo maggiore per la Bce, che a suo avviso dovrebbe avere le stesse prerogative della Fed, di spingere per gli Eurobond, la Tobin Tax e la Carbon Tax. In una nota l’agenzia internazionale di rating S&P ha scritto che la vittoria di Hollande alle presidenziali francesi non ha impatto sul rating della Francia, ma continua ad esserci una possibilità su tre di un ulteriore abbassamento del merito di credito dall’attuale “AA+”. Francois Hollande ha impostato la campagna elettorale su un programma orientato verso i giovani promettendo 60mila nuove assunzioni nell’istruzione e esoneri fiscali per le aziende che assumono un giovane, la crescita economica, una maggiore tassazione per i più ricchi, ma anche l’apertura di nuovi diritti sociali, come il voto agli stranieri per le elezioni locali, l’eutanasia, le nozze e l’adozione da parte dei gay, il nucleare con una riduzione progressiva della quota nucleare nella produzione di elettricità dal 75% al 50% entro il 2025 attraverso la chiusura di una ventina di reattori. Hollande punta a una riforma fiscale che prevede, tra l’altro, un’aliquota superiore al 45% per i redditi superiori ai 150mila euro e un’aliquota al 75% per i redditi superiori a 1 milione di euro nonché l’abolizione dei “regali fiscali e gli sconti” ai più ricchi e alle grandi aziende. La manovra dovrebbe portare nuove entrate per 29 Bln €. Impegnandosi a rispettare i vincoli europei sul 3% del deficit entro il 2013, Hollande prevede di proseguire così lo sforzo per giungere all’equilibrio nel 2017, ossia un anno più tardi rispetto alle promesse del suo principale sfidante. In Spagna è stata una settimana a dir poco tribolata per il comparto bancario. Il governo di Madrid, in data 9/5, a mercati europei chiusi, ha annunciato la nazionalizzazione “parziale” di Bankia e della capogruppo Bfa con l’acquisizione del 45% del capitale dopo il rifiuto della società di revisione Deloitte di certificare i libri contabili del maggior gruppo bancario in termini di attivi. Il governo di Mariano Rajoy convertirà in capitale i 4,465 Bln € iniettati attraverso il fondo Frob nelle sette casse del gruppo Bfa. In data 11/5 ha annunciato un nuovo aumento degli accantonamenti richiesti al settore bancario del Paese al fine di proteggere la loro esposizione al settore immobiliare. Il nuovo sforzo sarà pari a circa 30 Bln e gli accantonamenti saranno concentrati soprattutto sugli asset attualmente considerati come non a rischio ma che minacciano di diventarlo. Il tasso di copertura, dopo questa nuova misura, salirà dal 7 al 30% del valore complessivo degli attivi da qui alla fine del 2012. Il governo ha deciso che gli attivi immobiliari usciranno dai bilanci delle banche e saranno conferiti a delle agenzie specializzate, un cambiamento che dovrebbe permettere di valutare meglio il reale valore di mercato degli asset in questione. Questo sarà obbligatorio per tutte le entità e non dunque facoltativo. Madrid chiederà a due società di revisione dei conti di certificare le perdite immobiliari delle banche spagnole. I nuovi aiuti di Stato al settore ammonteranno a meno di 15 Bln €.
 
 
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