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06/02/2212: Borse europee positive scommettendo su .....
Settimana positiva per il mercato azionario europeo. L’indice DJ Eurostoxx50 ha chiuso gli scambi a quota 2.515,15 punti, in rialzo del 3,22%, avendo violato verso l’alto la media mobile a 200-giorni passante a 2.450,97 punti. La Borsa di Dublino, in rialzo del 4,25%, è stata la migliore, la “peggiore” Lisbona, in progresso dell’ 1,03%. Preoccupa la situazione del Portogallo. Nella prima parte della settimana è volato al massimo storico sia lo spread tra i bond portoghesi e il bund tedesco con il rendimento del decennale lusitano schizzato oltre la soglia del 18% che il CDS a 5-anni del Paese. Il Banco de Portugal ha di recente tagliato le sue previsioni per la crescita portoghese. Nel 2012, secondo la banca centrale, il Pil dovrebbe segnare una contrazione economica del 3,1% y/y contro un calo del 2,2% y/y previsto in precedenza, dopo un 2011 stimato a -1,6% y/y. Solo nel 2013 l’economia portoghese tornerà a crescere, con un timido +0,3% y/y. Il Portogallo ha chiuso l’anno 2010 con un Pil pari a 172,8 Bln € e un debito di 161,3 Bln € per un ratio deficit/Pil pari -9,8 e un ratio debito/Pil pari al 93,3%. Secondo il Fmi (previsioni aggiornate allo scorso mese di settembre) il Pil del Portogallo nel 2011 dovrebbe cadere del 2,2%, nel 2012 dell’1,8% per poi segnare una crescita nel 2013 dell’ 1,2%. Il debito/Pil è stimato in crescendo, al 106% nel 2011, al 111,8% nel 2012 e al 114,9% nel 2013; il deficit/Pil in miglioramento con il passare degli anni, passando a -5,9% nel 2011, a -4,5% nel 2012 e a -3,0% nel 2013. E’ da monitorare con attenzione anche la situazione spagnola. Bruxelles ha difatti chiuso alla Spagna non cambiando la sua posizione sulla riduzione del deficit spagnolo. Sono circolate voci di una possibile richiesta da parte della Spagna di ridiscutere il taglio del suo deficit. Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha dichiarato che la Spagna non raggiungerà gli obiettivi di bilancio per il 2012 e dopo le previsioni macroeconomiche della Commissione Ue, il 23 febbraio, deciderà le misure da prendere. La Spagna deve ridurre il suo deficit per arrivare al target del 4,4% entro la fine del 2012, ma considerando la contrazione della crescita in corso si tratta di un obiettivo molto ambizioso. La banca centrale di Madrid prevede un calo dell’1,5% del Pil nel 2012 e una leggera ripresa dello 0,2% del Pil nel 2013. Il Fmi prevede per il 2012 un -1,7% e per il 2013 un -0,3%. Il ratio deficit/Pil 2011 è stato rivisto al rialzo dal nuovo governo di Mariano Rajoy dal precedente 6%, elaborato dall’esecutivo socialista di Zapatero, all’ 8% circa, in linea con le stime del Fmi. Gli obiettivi di Rajoy sono il consolidamento dei conti, le riforme strutturali per la competitività, la liquidità finanziaria e le riforme europee. All’indomani del nuovo Patto di bilancio Ue (il cosiddetto “fiscal compact”) che ha rafforzato le regole di rigore sui conti e l’intesa sulla crescita e del “NO” della Grecia al commissariamento proposta dalla Germania, la settimana per Atene è scivolata via anche questa volta senza che sia stato raggiunto un accordo sulla ristrutturazione volontaria del debito ellenico. Continuano a esserci colloqui costruttivi tra il governo e l’ Institute of International Finance che rappresenta i creditori privati della Grecia ma l’accordo finale “promesso” dalle parti interessate entro pochi giorni stenta ad essere raggiunto. Nel frattempo i principali indici azionari europei sono stati trascinati verso l’alto dal comparto automobilistico e da quello bancario, quest’ultimo spesso e volentieri bistrattato dagli investitori. L’EBA discuterà nella riunione del prossimo 8-9 febbraio i piani presentati dalle banche europee per arrivare ai livelli di patrimonio richiesti dalle autorità. Tali piani saranno analizzati all’interno dei collegi dei supervisori per valutare l’impatto nelle diverse giurisdizioni e solo in un secondo momento sarà consultato il Consiglio europeo per il rischio sistemico. L’Autorità bancaria europea si impegna a evitare che l’esercizio di ricapitalizzazione sia causa di ulteriore impulso alla contrazione del credito rilevando però come il processo di deleveraging delle banche ha avuto origine ben prima che essa avviasse la discussione sulla ricapitalizzazione ed è legato alle difficoltà delle banche nel reperire sul mercato finanziamenti a costi ragionevoli. Per quanto riguarda il primo trimestre del 2012 le banche della zona euro prevedono anche un considerevole calo nella domanda di prestiti ipotecari, mentre il calo della domanda per il credito al consumo dovrebbe restare allo stesso livello. Nel Q4’11 le banche dell’area euro hanno evidenziato un aumento dell’irrigidimento degli standard di credito sia per i prestiti alle aziende che per i prestiti alle famiglie e in misura minore per i consumatori. Ciò deriva dalla combinazione avversa di un indebolimento della prospettiva economica e della crisi del debito sovrano dell’area euro, che continua a minacciare la posizione finanziaria del settore bancario. A tal proposito le banche europee si preparano a raddoppiare il loro ricorso al prestito illimitato d’emergenza a 3-anni al tasso fisso dell’1% che la Bce si appresta a ripetere a fine febbraio. Molte banche potrebbero addirittura triplicare la somma presa a prestito prima della fine dell’anno 2011. Il secondo “LTRO” potrebbe facilmente raggiungere i 1.000 miliardi di euro contro i 489 miliardi di euro, cifra senza precedenti, toccati lo scorso dicembre. Tuttavia la misura voluta dal numero uno della Bce, Mario Draghi, non è la panacea che tutti vorrebbero credere. C’è scarsa prova che i soldi stiano andando all’economia reale. Il bilancio sempre più ampio della Bce potrebbe minacciare l’ultimo bastione di forza dell’economia globale e l’allungamento delle misure d’emergenza per tre anni potrebbe causare inevitabilmente un prolungamento delle distorsioni dei mercati. La stagione delle trimestrali sta entrando nel vivo anche in Europa. Gli operatori di mercato e gli investitori stanno passando al setaccio non solo i dati consuntivi ma anche le guidances, a dir la verità poche, rilasciate dai vertici societari in materia di politica di contenimento dei costi attraverso il taglio della forza lavoro e di ripresa degli investimenti, l’unica forse ancora di salvezza e perché no potenziale volano dell’economia nell’attuale contesto macroeconomico. In Europa si rischia di andare incontro ad una riduzione di momentum sui ricavi, a causa della lieve recessione attesa quest’anno, accompagnata da una discesa dei margini, con conseguente declino degli utili societari. L’economia reale non si può sottrarre agli influssi della volatilità dei mercati finanziari.
 
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